giovedì, maggio 18, 2017

 

Un profugo al Salone del Libro di Torino: Il libro sacro della chiesa siriaca-cattolica di Qaraqosh

By AISE






Viene presentato per la prima volta, in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino presso lo Stand Progetto PRODIGE un antico Libro Sacro della Chiesa siriaca-cattolica proveniente dalla più importante città cristiana del Kurdistan iracheno, Qaraqosh, nell'antica Piana di Ninive. Un manoscritto che racconta e ricorda le migliaia di profughi in fuga dalla guerra, il processo di annientamento delle diverse popolazioni, la distruzione di interi territori ed il "genocidio culturale" in atto in tutto il Medio-Oriente.
Un'iniziativa nata, grazie alle tecnologie di Realtà Virtuale sviluppate con il Progetto PRODIGE, dalla collaborazione fra SiTI e FOCSIV – Volontari nel mondo, questa ultima presente in Kurdistan da oltre tre anni, e volta al recupero e la tutela del patrimonio culturale come parte integrante del processo di ricostruzione del tessuto umano e sociale delle persone coinvolte dal conflitto.
"Estirpare le radici profonde della cultura di un popolo significa recidere in modo definitivo i legami complessi che si intrecciano nel tessuto sociale di una società umana", afferma Gianfranco Cattai, presidente FOCSIV. "Non a caso la Storia ci ricorda che spesso il distruggere le vestigia, il dare fuoco ai libri ha provocato la definitiva scomparsa di alcuni popoli, delle loro tradizioni, della loro lingua. È cancellare la memoria degli uomini".
"Da tre anni",
ricorda Cattai, "siamo a fianco ai tanti sfollati nel campi di Ankawa 2 e Aishti ad Erbil, a Kirkuk e Al Kosh e ora in quelli spontanei nati sulla strada per Mosul. Un lavoro condotto ugualmente in Libano, Siria, in Turchia dai volontari delle 7 ONG socie FOCSIV aderenti alla Campagna Humanity – essere umani con gli esseri umani. Oltre a creare le condizioni per una vita dignitosa ed a pensare alla ricostruzione del futuro di queste persone, siamo consapevoli che mesi di occupazione, di violenze, di guerra e di condizionamento ideologico hanno inciso profondamente nel loro animo. Dobbiamo, quindi, volgere il nostro impegno soprattutto alla ricostruzione del tessuto sociale con l'educazione, la formazione grazie alle quali si possono recuperare le tradizioni e la cultura millenaria di accoglienza e tolleranza di tutto il Medio Oriente. Per questo", conclude Cattai, "crediamo che il recupero del Manoscritto, possa simbolicamente rappresentare per tutti che un altro futuro è possibile".
Il Manoscritto, individuato lo scorso gennaio dai giornalisti Laura Aprati e Marco Bova, successivamente consegnato dall'arcivescovo di Mosul, nelle mani dei volontari FOCSIV ed è giunto in Italia grazie all'impegno diretto del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschinie di Giulia Silvia Ghia presidente di Verderame progetto cultura.Oggi è ricoverato presso ICRCPAL – Istituto Centrale per il Restauro e della Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario che ne effettuerà il restauro nei prossimi mesi, studiandone i contenuti e dandone una datazione e collocazione storica.
Al termine del restauro il Libro Sacro tornerà nelle mani del legittimo proprietario l'Arcivescovo di Mosul.
Il Libro, probabilmente attribuibile al XVI secolo, è scritto in aramaico con un carattere siriaco in nero e rosso, a sottolineare con questo colore le interruzioni, il cambio di lettura o di lettore. è un testo dedicato al rito liturgico e alle preghiere della Chiesa siriaca-cattolica. È costituito di 116 di pagine in carta, con una copertina di legno e cuoio, arricchito con alcuni disegni con simboli religiosi, in parte danneggiati. Il manoscritto era per il sacerdote, a cui era stato affidato, una sorta di manuale per i riti di tutto l'anno liturgico. Non è riportato il nome dell’amanuense, sicuramente sono stati effettuati nei secoli degli interventi di restauro e di inserimento di pagine, che sostituivano le originali forse andate perdute o usurate con il tempo. 

"SiTI da anni è attivo sul tema della sicurezza e della realtà virtuale come strumento destinato alla gestione delle emergenze, incrementando la capacità di eseguire efficaci operazioni di risposta congiunta ai disastri naturali, attraverso la creazione di protocolli innovativi di training degli operatori basati sulla realtà virtuale", sottolinea Romano Borchiellini, presidente di SiTI.
"Le tecnologie sviluppate possono essere utilizzate, oltre che nella gestione delle emergenze, anche per la tutela del patrimonio culturale: esse permettono, tra l'altro, di descrivere le opere d'arte e i monumenti rendendoli fruibili a distanza per studiosi e ricercatori; consentono di conservare la memoria e la fruibilità di siti distrutti da calamità naturali e da attacchi terroristici ed aprono prospettive nuove nel campo del restauro conservativo e ricostruttivo".
A Torino sarà possibile vedere il Manoscritto all'interno di una teca mentre, con degli appositi occhiali, i visitatori potranno con l'utilizzo della realtà virtuale, in modo efficace ed intuitivo, vedere da quale contesto il libro proviene e quali distruzioni abbiano subite le strutture che lo accoglievano da secoli. 

Un sistema quello della realtà virtuale che può, grazie alle sue grandi potenzialità, migliorare l’efficacia e l’efficienza dei processi di protezione del patrimonio culturale fondamentali, in questo momento nelle diverse aree del Medio Oriente coinvolte dai conflitti. 

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